...Le nostre proposte

12.01.10 - Alla scoperta delle pietre sante e delle pietre vive

La proposta del Commissariato piemontese.

Anticamente il pellegrinaggio in Terra Santa durava mesi e il pellegrino aveva occasioni concrete per relazionarsi con la gente del posto, scoprendo così la sacralità dei Luoghi della fede e la vita che pulsava intorno, là dove ogni pietra ha un nome e ogni nome ha una sua storia. Che cosa è rimasto oggi di questo modo di farsi pellegrini? Fedeli alla missione di custodire i Luoghi Santi e la comunità cristiana che li tiene vivi, i francescani hanno da sempre sostenuto questo tipo di approccio alla Terra Santa, invitando i pellegrini a guardare sia ai siti della memoria biblica sia ai volti della gente che vive in quei luoghi. E' questa la scelta di viaggio adottata con particolare cura dal Commissariato piemontese, che da circa dieci anni è impegnato ad organizzare pellegrinaggi che includono numerosi incontri con la realtà locale.

"L'idea è maturata soprattutto dopo la seconda Intifada - spiega il Commissario p. Giorgio Vigna - quando i pellegrini che partivano per conoscere il vero volto (allora ferito) della Terra Santa chiedevano di incontrare anche la gente. Furono incontri intensi, spesso commoventi, in cui i pellegrini avevano l'opportunità di fare domande, di soddisfare curiosità anche banali, ma soprattutto portavano vicinanza e solidarietà diretta. Da allora abbiamo continuato a proporre, anzi a dare maggior spazio a questi incontri durante i giorni del pellegrinaggio." Una proposta ancora piuttosto originale rispetto alla tendenza comune, che comporta un impegno in più sia per chi organizza e sia per chi viaggia. Spiega p. Vigna: "non è facile calibrare i tempi di visita ai Luoghi, che prevedono attenzione all'archeologia, alla catechesi biblica, alla spiritualità... con i tempi degli incontri fissati con alcuni rappresentanti della comunità locale; ci vuole la disponibilità da parte di chi viene invitato a parlare e da parte dei pellegrini stessi, ai quali proponiamo di rinunciare a un po' di tempo libero per partecipare agli incontri". E il mix funziona, con grande soddisfazione di tutti.

Può sembrare strano, ma la popolazione che vive in Terra Santa e che è abituata a vedere frotte di pellegrini lungo le strade, è onorata di sentirsi cercata, ascoltata, compresa nelle gioie e nei tormenti che lì hanno un sapore unico. Così l'ebreo racconta la sua paura, il senso di insicurezza ma anche la voglia di pace e di cambiamento; l'arabo cristiano israeliano rivela una vita ben diversa dall'arabo cristiano che abita invece nei Territori dell'Autorità palestinese; il musulmano mostra con orgoglio le sue tradizioni e i suoi rapporti pacifici o conflittuali con le famiglie vicine di casa ... Il quadro sociale diventa un caleidoscopio di culture, di storie, di sogni... cui si aggiungono le esperienze delle associazioni e di quanti, religiosi e laici, lavorano in vari settori per favorire il dialogo e la riconciliazione. "Pensavo di fare un pellegrinaggio fra Santuari e Luoghi Santi, invece oltre a questo percorso atteso, ho scoperto le pietre vive, i volti in cui la storia si fa ancora più interessante e viva!" commenta il pellegrino che ha trascorso dieci giorni in Terra Santa organizzati dal Commissariato piemontese. Gli fa eco la moglie, catechista: "Forse è mancato il tempo per recitare il rosario nei Luoghi della nostra fede, ma abbiamo 'sgranato' altre decine, quelle dei volti che chiedevano ascolto e che ora portiamo nel cuore".

Chiara Tamagno


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